LA RICERCA SCIENTIFICA IN VALTIBERINA

NICCOLÒ AGGIUNTI SCIENZIATO DI SANSEPOLCRO

 

Un giovane biturgense, docente di matematica nell’Università di Pisa

di Matteo Martelli

 

           Il Centro Studi “Mario Pancrazi” ha pubblicato un volume sulla vita e sull’opera di Niccolò Aggiunti[1] curato da Giuliana Maggini, già insegnante di Italiano e Latino presso il Liceo “Città di Piero” di Sansepolcro, e da Daniele Santori, già docente di Matematica, Fisica ed Informatica nel Liceo Classico “Francesco Petrarca” di Arezzo. Il volume, oltre alla Presentazione di Gabriele Marconcini (assessore alla cultura della città biturgense), che ricorda le grandi prove testimoniate dall’Umanesimo scientifico nella città di Piero e di Luca, si arricchisce di una Prefazione affidata ad Argante Ciocci, che richiama l’attenzione sulla natura matematica della lingua in cui si esprime l’Universo, e di una Postfazione, nella quale Lucia Bucciarelli racconta la storia della scuola galileiana.

            La città di Sansepolcro ha dedicato a Niccolò Aggiunti un’importante via cittadina[2], a testimonianza dell’affetto verso uno dei suoi figli più prestigiosi, nato il 6 dicembre 1600 e morto, giovanissimo,  il 6 dicembre 1635. Aveva studiato a Perugia e si era occupato di cultura classica e di filosofia, ma aveva interessi per la matematica e per la fisica, come testimonia il trasferimento a Pisa, dove è allievo di Benedetto Castelli, che sostituisce nell’insegnamento della matematica nell’Università della città, quando il professore è chiamato dalla Sapienza di Roma.

            Il saggio della Maggini ricostruisce la personalità del giovane studioso biturgense, lo segue nei trasferimenti da Sansepolcro a Perugia (Collegio dei Nobili) e quindi a Pisa (Ducale Collegio della Sapienza), ci presenta lo studente, l’insegnante, l’amico di Galileo, lo scrittore, il letterato (significativa la sua difesa della lingua italiana nelle dissertazioni scientifiche, pur essendo un cultore del latino e del greco). La fonte principale per ricostruire il rapporto con Galileo è costituita dalle lettere (27 in 10 anni). Purtroppo non disponiamo di quelle di Galileo ad Aggiunti. Sappiamo, comunque, che il giovane è stato molto apprezzato dal Maestro, che volentieri lo impegnava nella traduzione in lingua latina delle sue lettere ai corrispondenti scientifici e istituzionali del continente europeo. Fu chiamato “penna latina” di Galileo e fu impegnato in un’impresa non realizzata: la traduzione in latino di tutte le opere del Maestro. Riferimento solido e puntuale nei suoi 14 anni di docenza a Pisa fu sempre Galileo Galilei.  Le sue lezioni erano molto frequentate e molto apprezzate: Aggiunti fu un giovane docente, brillante e affascinante.

            La seconda parte del volume presenta il saggio di Daniele Santori, che parte dai dati biografici per sostenere che, tra gli appellativi “più diversi, come scolaro, allievo, discepolo, seguace, collaboratore, addirittura apostolo, amico di Galileo Galilei”, le qualifiche di discepolo e amico sembrano le più corrette. Dalle lettere rimaste, tra quelle inviate da Aggiunti a Galileo e quelle ricevute, emerge la natura del rapporto umano tra i due scienziati: purtroppo nulla sappiamo dei legami di tipo scientifico. Il giovane scienziato fu allievo a Pisa di P. Benedetto Castelli, che lo presentò a Galileo e lo favorì nella carriera scientifica, a cominciare dalla chiamata da parte dell’Università di Pisa, dove a 26 anni eredita la cattedra di matematica del Castelli, chiamato dalla Sapienza di Roma.

            Anche Galileo riconosce la doti di Niccolò e sostiene la sua candidatura all’insegnamento della matematica nello Studio pisano. Aggiunti gli è riconoscente, come attestano le sue lettere al Maestro. Purtroppo il docente biturgense non godeva di buona salute. La sua esperienza di insegnante viene troncata nel 1635: la morte – ipotizza Santori – forse è da collegare ad una infezione batterica o virale. Purtroppo, la scomparsa prematura «ha precluso allo sfortunato studioso la possibilità di esprimere a fondo le sue indiscutibili qualità e di sviluppare ed esporre in maniera ordinata ed organica le conclusioni delle sue intuizioni, notevoli soprattutto nel campo della fisica naturale”.

            Ma, in che cosa consistono le sue intuizioni scientifiche? Santori illustra, innanzitutto, l’intuizione atta a risolvere il cosiddetto problema della barca, quindi affronta due problemi la cui soluzione segna una svolta rispetto alla tradizione aristotelica: si tratta dell’Impeto e della Percossa. Il giovane scienziato di Sansepolcro, attentissimo alla lezione di Galileo e di Castelli, procede autonomamente nella ricerca delle proprietà della Percossa e dell’Impeto, adottando anche metodologie apprese dai due maestri e giungendo ad intuizioni “geniali” e “rivoluzionarie”. Si passa, quindi, ad illustrare le opere scientifiche in latino dell’intellettuale biturgense, capace non solo di “suonare e disegnare”, bensì anche di esprimersi in latino con eleganza e ricercata proprietà linguistica, come attestano la prolusione nell’atto di insediamento nella cattedra di matematica (1626)[3] e la lezione tenuta alla presenza dei Granduchi di Toscana nel 1632[4].

            Il saggio di Santori affronta, a questo punto, alcuni temi significativi nella ricerca scientifica del docente biturgense, a cominciare dall’esame del moto del Pendolo, per proseguire con il tema dei limiti della riflessione sulla forza centrifuga, esaminando i caratteri dell’elasticità dei corpi, il problema dei galleggiamenti e degli agghiacciamenti, il tema della capillarità, che consente al giovane studioso biturgense di offrire un “alto contributo scientifico”, per concludere riservando una specifica attenzione al materiale che fungeva da promemoria per le lezioni agli studenti pisani, alle carte di appunti vergate in latino, agli esercizi del musicista Aggiunti che riflette sulla natura dei suoni prodotti dalle corde degli strumenti musicali, impegnandosi in un “elegante esercizio di stile” sul terreno delle conseguenti dimostrazioni.

 

[1] Giuliana Maggini-Daniele Santori, Niccolaus Adjunctus burgensis: uno scienziato discepolo di Galileo, Biblioteca del Centro Studi “Mario Pancrazi”, Edizioni NuovaPrhomos, Città di Castello, 2020.

[2] Via Niccolò Aggiunti: quali prospettive e soluzioni (anche di sicurezza) per l’asse viario principale della viabilità nel Centro Storico di Sansepolcro? Una strada ricca di storia, ma che allo stesso tempo è anche nevralgica per i flussi di traffico, a c. di Davide Gambacci e Claudio Roselli, in “L’Eco del Tevere”, n.3, aprile-maggio 2020, pp. 13-17.

 

[3] Niccolai Adiunctii Burgensis, Oratio de Mathematicae laudibus, edita a Roma nel 1627 presso Mascardi.

[4] De fluxu ac refluxu maris, traduzione in latino del discorso tenuto da Galileo il 6 gennaio 1616.

 

 

 

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